Category Archive: Fondazione di Comunità di Messina

  1. Lista di fiducia per i lavori di manutenzione dei beni immobili afferenti al fondo Pia Patini di Salina

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    Pubblicazione dell’Avviso finalizzato alla creazione di una lista di fiducia da cui attingere con criteri di alternanza per l’esecuzione dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni immobili afferenti al fondo Pia Patini di Salina che nel tempo si renderanno necessari.

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    Al seguente link è possibile scaricare l’Avviso e i relativi allegati: AVVISO

  2. Fondazione Horcynus Orca, il Parco e il MACHO riaprono al pubblico. Dal 1 luglio

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    A partire da domani saranno visitabili dal lunedi al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17.30.

    In loco si troveranno i dispensatori di gel per le mani, l’ingresso dovrà avvenire con mascherina in dotazione personale.

    I locali vengono sanificati giornalmente.

    In relazione alle necessità di distanziamento connesse al Covid – 19 si consiglia di prenotare la visita ai telefoni 3296153824 e 090 9032737. I numeri sono validi anche per prenotazioni di gruppi fuori dagli orari di normale apertura, per esempio nei fine settimana. Le casse chiudono mezz’ora prima del termine per l’ingresso.

    Attualmente ci sono già visite prenotate:

    il 4 luglio mattino da “Camminare i Peloritani” e il pomeriggio da “Discover” con guida storico-archelogica;

    il 7, 9,14 e 16 luglio da “Messina Social City”;

    l’11 luglio pomeriggio da “Intervolumina” per il progetto per bambini “Musicaleggendo”.

  3. Otto progetti di forte impatto sociale. Anche grazie al Programma europeo EaSI, Sefea Impact supporta l’economia civile

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    Turismo responsabile, inserimento lavorativo, mobilità sostenibile, riqualificazione urbana, educazione, innovazione digitale, cultura. Sono alcuni degli ambiti in cui SEFEA Impact, partecipata della Fondazione di Comunità di Messina, ha potuto investire sostenendo otto società che svolgono progetti a elevato impatto sociale e/o ambientale anche grazie al Programma europeo EaSi.

    Il Programma europeo “EaSI – transaction cost support for social enterprise finance” prevede infatti l’erogazione di un contributo da parte della Commissione europea a copertura dei costi di transazione sostenuti da strutture come SEFEA Impact per la valutazione e l’implementazione di investimenti, di ammontare inferiore a 500.000 euro, in società la cui mission è generare impatto sociale.

    Si tratta di uno strumento fondamentale che consente a realtà che lavorano in modo costante sul versante dello sviluppo di attività con forte valenze innovative sul piano dell’economia civile di accedere a risorse e know how per lo sviluppo dei loro progetti e, di conseguenza, promuovere la crescita dell’economia sociale in Italia.

    SEFEA IMPACT SGR SpA, nata grazie alla forte collaborazione tra SEFEA Holding S.C. e il mondo delle Fondazioni Italiane, in primis della Fondazione con il Sud e della Fondazione Comunità di Messina, è una società di gestione del risparmio, fondata nel 2016 e autorizzata da Banca d’Italia nel 2017, dedicata all’istituzione, promozione e gestione di fondi di investimento chiusi EuVECA che adottano esclusivamente una strategia di Impact Investing. Ovvero investimenti in imprese, organizzazioni e fondi realizzati con l’intento di generare un impatto sociale e ambientale misurabile e in grado, allo stesso tempo, di produrre un ritorno economico per l’investitore.

    Nel report finale di progetto che riportiamo qui in versione integrale si possono riscontrare nel dettaglio il processo di investimento adottato da SEFEA Impact, i risultati raggiunti e individuare alcuni progetti finanziati.

    Sefea Impact_Report finale EaSI

     

     

  4. Il Primo maggio si celebra anche garantendo tutele per i lavoratori più vulnerabili, travolti dalla pandemia

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    Insieme al Forum Diseguaglianze e Diversità e all’AsVis, la Fondazione di Comunità di Messina chiede che, nel decreto che il governo sta preparando in questi giorni, siano inseriti strumenti in grado di proteggere tutte e tutti, con risposte mirate in funzione dei bisogni effettivi. A tal proposito da ormai tre settimane il Forum DD, di cui la Fondazione è fra i fondatori, e l’AsVis hanno avanzato la loro proposta,  finalizzata a garantire un reddito per i 6-7 milioni di lavoratori esclusi dal decreto “Cura Italia” e una più giusta e progressiva tutela per le lavoratrici e i lavoratori autonomi. Si tratta di interventi temporanei e finalizzati ai più vulnerabili e deboli. “Nessuno resti indietro”: questo l’obiettivo urgente delle proposte avanzate, condiviso da esponenti del governo e leader di partito.

    Ora si tratta però di renderlo concreto.

    Persone che già prima dell’emergenza vivevano in situazioni drammatiche a causa di disuguaglianze profonde oggi sono del tutto prive di un sostegno minimo. Il Reddito di Cittadinanza per l’Emergenza (REM) riguarda lavoratori a tempo determinato con il contratto scaduto o lavoratori irregolari, cioè chi non beneficia di altri ammortizzatori sociali, mentre il Sostegno di Emergenza per il lavoro Autonomo (SEA) punta a migliorare il bonus di 600 euro per il lavoro autonomo, commisurando il suo valore in funzione delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo.

    Che sia urgente intervenire lo sanno chiaramente gli operatori che sui territori si adoperano ogni giorno per fornire aiuti concreti e tamponare così l’emergenza economica e sociale. Interventi che da soli non possono bastare perché non è il Terzo settore che può offrire le risposte che competono allo Stato, in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione.

    Come prevedibile e previsto, l’emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza sociale ed economica per troppi cittadini e cittadine. Un governo che non agisse subito, oltre a commettere una grave ingiustizia, si assumerebbe gravi responsabilità. Quella di impedire a molte persone di programmare il futuro perché costrette a occuparsi di cosa mettere sulla tavola per sé e per i propri figli. Quella di esporli alle proposte della criminalità organizzata, che sta espandendo lo strumento dell’usura. Quella di far perdere proprio nei più deboli ogni fiducia nello stato democratico, incapace di attuare la Costituzione. Con il rischio di alimentare rabbia sociale attraverso una guerra tra poveri che potrebbe disgregare società e relazioni.
    Ormai non c’è più da aspettare: bisogna intervenire subito.

  5. 25 aprile. Ora, come allora, per la libertà, di tutti. Ripartiamo dal welfare di Comunità

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    Il sistema di welfare deve passare da un modello assistenziale, costoso, inefficace e spesso autoritario, a modelli di welfare comunitari, generativi strutturalmente intrecciati con sistemi di economia civile produttiva che amplificano capitale e coesione sociale, le libertà e le capacità delle persone e, insieme, le risorse economiche. Qui il documento, a prima firma Gaetano Giunta, segretario generale della Fondazione di Comunità di Messina e Andrea Moriniroli, del Forum Diseguaglianze Diversità.

    La Costituzione italiana si fonda su tre grandi principi: eguaglianza, libertà e dignità dell’uomo. Essa postula che tali valori sono fra loro correlati e inscindibili. Non può esserci vera libertà senza un grado progressivo di eguaglianza e senza il riconoscimento della dignità di ogni essere umano e reciprocamente non può esistere vera eguaglianza senza il riconoscimento pieno delle libertà personali e della dignità umana.
    Non v’è dubbio che la visione sociale ed economica e, quindi, la prospettiva antropologica della Carta fondamentale della nostra Repubblica sia stata progressivamente negata dall’ideologia liberal-individualistica fondata su ipotesi di perfetto utilitarismo razionale, secondo cui la diseguaglianza è da considerarsi un incentivo per la crescita.
    In nome di tale ideologia sono state costruite e tollerate non poche politiche pubbliche e pratiche del mercato che mettono in competizione alternativa i grandi principi costituzionali della libertà e dell’uguaglianza, della libertà e della dignità di ogni essere umano, teorizzando e attuando pratiche di redistribuzione sub-alterne alla crescita.
    Le profonde diseguaglianze che caratterizzano i territori del nostro Paese su qualunque scala esso si osservi, le fragilità sociali, i processi strutturali di esclusione individuali e collettivi, le storie di oppressione ed i bisogni insoddisfatti di relazioni e di felicità falsificano questi approcci e reclamano nuovi paradigmi economici e sociali, nuovi approcci ai processi di trasformazione sociale, culturale, economica, urbana ed extra-urbana.

    Il corona virus ci ha sbattuto in faccia tutto questo. In modo forte e imponente ci ha detto, in modo netto, che era la normalità di prima il problema: perché ingiusta, cattiva con i fragili, ingorda e onnivora con il suolo e i beni comuni.
    In realtà il paradigma socio-economico dominante mira a creare separatezza fra l’economia e le altre dimensioni del sapere e dell’agire umano, non perseguendo una specifica concezione del bene e affermando definitivamente la frattura e la separatezza fra l’economia e qualunque altra forma dell’agire umano.
    Da qui il modello dicotomico: il pubblico, identificato con lo Stato, deve occuparsi della solidarietà, attraverso la redistribuzione; il privato, cioè il mercato, deve preoccuparsi della sola efficienza, cioè della produzione di utile, nel massimo grado consentito e, tutt’al più, della filantropia.

    E’, però, intuitivo chiedersi come possa lo stock di valori come onestà, legalità e fiducia, necessari per lo sviluppo e la crescita anche economica dei territori, restare immutato quando gli esiti del mercato non soddisfano o non permettono un qualche criterio, pur minimo, di giustizia redistributiva, o, ancora, quando le dinamiche economiche generano progressiva diseguaglianza, de-capacitazione ed esclusione delle persone, che per varie ragioni vengono centrifugate fuori dalla logica dell’economia, perché per esempio valutate inefficienti rispetto ai processi produttivi?
    Non è un caso, come dimostra ogni evidenza empirica, che la crescita economica, sia correlata al livello di coesione e capitale sociale dei territori e al grado di espansione delle libertà personali sulle principali aree dei funzionamenti umani (abitare, lavoro, conoscenza, socialità, partecipazione). E tale correlazione appare sempre più evidente in gran parte del nostro Sud.

    Contesti solidali e cooperativi e alte capacità delle persone sono infatti in grado di riattivare desideri, aspettative, progettualità dei soggetti e quindi le economie. Al contrario progressiva diseguaglianza, deprivazione culturale e relazionale, frammentazione sociale, precarizzazione del lavoro e dei sistemi di welfare oltre una soglia minima di tolleranza determinano una sorta di povertà-trappola, avvitando le dinamiche economiche verso trend irreversibilmente regressivi, ed escludendo dal mercato del lavoro, ma anche dal sistema di relazioni sociali, risorse potenziali straordinarie quali giovani e donne.
    In questa prospettiva welfare e sviluppo economico sono un binomio inscindibile e il welfare è un fattore di sviluppo economico e umano.

    Il nostro Paese potrà ripartire se riuscirà a promuovere e organizzare in modo strutturale nuovi approcci economici capaci di andare oltre la dicotomia crescente fra la dimensione economica e quella socio-culturale; fra Stato (unico titolare degli interessi pubblici) e mercato (sistema allocativo in vacuo).

    Il nostro Paese potrà ripartire se riuscirà ad andare oltre l’approccio liberal-individualista e se saprà promuovere e strutturare forme evolute di economia civile capaci di porre la libertà delle persone più fragili, la progressiva costruzione di eguaglianza, la sostenibilità ambientale e la creazione di bellezza quali vincoli esterni della logica dell’efficienza e della massimizzazione del profitto.

    Va superata la logica della mera delega o, peggio, le spinte alla competizione al ribasso. Mettere in gara il “capitale sociale” rischia di sacrificare l’unico bene che realmente conta: il bene relazionale. Ricostruire meccanismi di sussidiarietà circolare non toglie la centralità delle istituzioni pubbliche come soggetti generatori di una riqualificazione delle relazioni tra cittadini e le stesse istituzioni e come attori capaci di valorizzare e di promuovere un utilizzo trasversale dei saperi socialmente disponibili.

    La grande questione del nostro Paese appare dunque la trasformazione del sistema di welfare e, con esso, del sistema sanitario, passando da forme assistenziali, contenitive e istituzionalizzanti, estremamente costose ed inefficaci, spesso disumane e divoratrici di capitale sociale e delle capacità delle persone, verso modelli di welfare comunitari, generativi, strutturalmente intrecciati con sistemi di economia civile produttiva che, al contrario, si alimentano e amplificano capitale e coesione sociale, le libertà e le capacità delle persone e, insieme, le risorse economiche.
    Mai come oggi, in una prospettiva che senza grandi dubbi indica un’uscita dalla crisi con meno occupazione e più bisogni sociali appare urgente immaginare nuove forme di intervento e servizi che sappiano coniugare lavoro sociale con produzione di economie di prossimità, rigenerazione dei luoghi e del territorio, distribuzione dei compiti di cura senza cedere a asimmetrie di potere nelle relazioni di genere, ripristino della prevenzione e delle territorialità dei servizi per garantite migliore condizioni di vita per le persone più in difficoltà, a iniziare dagli anziani che in questi giorni sono stati particolrmente colpiti anche a causa di scelte con al centro il profitto di pochi e non certo la cura di molti.

    Tale transizione implica un cambio di paradigma culturale capace di:
    • riconsiderare il rapporto esistente tra i “modelli” dell’assistenza e quelli dello sviluppo economico, trasformando luoghi di discriminazione in opportunità di sviluppo;
    • immaginare le modalità di ri-orientamento dei “costi del sociale” in investimento economico e relazionale, in valorizzazione dei legami;
    • riconoscere che “l’incorporamento” delle variabili economiche in strutture sociali portatrici di senso, possa produrre nuove forme di sviluppo e di inclusione sociale, possa produrre redditi accessibili ai più deboli, possa allargare l’area dei diritti di cittadinanza;
    • in buona sostanza andare oltre la convinzione che impegnarsi nel sociale è “altra cosa” rispetto all’impegno per lo sviluppo.

    Dobbiamo trovare i linguaggi adatti per raccontare e produrre senso comune sull’idea che fare welfare e produrre emancipazione, è giusto dal punto di vista etico e civile, è spesso conveniente in termini di spesa, è decisivo per lo sviluppo economico. Anche per ricostruire alleanze con quelle aree di popolazione che disuguaglianze e processi di impoverimento hanno incattivito e orientato verso il rancore piuttosto che verso la cura.
    Su questo va aperta con, coraggio e sincerità, una discussione nel mondo del civismo attivo e del privato sociale. Dobbiamo ridefinire cornici e prospettiva per non farci trovare impreparati. Per non correre il rischio di essere utilizzati come gestori di ultime stanze dove contenere gli scarti determinati da disuguaglianze e ingiustizia sociale. Dobbiamo capire e misurarci sulla nostra capacità di essere davvero comunità “resilienti” e non solo “rendicontanti”.
    Non è più la sperimentazione coraggiosa ed innovativa: non basta la testimonianza, né il racconto reciproco che spesso serve solo a non sentirsi soli. Occorre puntare a trasferire tutto questo a livello più strutturale, ponendosi l’obiettivo di orientare le scelte politico-istituzionali.

    In questa logica proponiamo alcune azioni a nostro avviso prioritarie e inderogabili e che non riguardano singoli ambiti di intervento, ma le politiche generali del nostro Paese. Più specificatamente bisogna intensificare con determinazione la lotta alla corruzione, estendere anche ai corrotti lo strumento della confisca e del riutilizzo dei beni per finalità economico-sociali e snellire in modo deciso le procedure necessarie per rendere efficiente tale misura. Non è più derogabile, nel rispetto dei vincoli internazionali, trasformare le politiche fiscali aumentando il peso della tassazione su rendite, patrimoni e transazioni finanziarie e diminuendo proporzionalmente quello su lavoro e reddito da economia reale. Per accelerare la transizione da modelli di welfare assistenziali verso più evoluti modelli di welfare comunitari, bisogna promuovere politiche che incentivino la de-istituzionalizzazione dei minori in difficoltà, degli anziani, di persone con problemi di salute mentale, ecc. per promuovere progetti personalizzati di progressiva espansione delle libertà. A tal fine bisogna riconvertire le costosissime rette a supporto dei processi di istituzionalizzazione, in budget di cura per sostenere progetti personalizzati, politiche di prevenzione e capitali di capacitazione orientati a promuovere sui territori sistemi socio-economici inclusivi, capaci di generare alternative concrete sui quei funzionamenti umani che determinano lo sviluppo dei territori (reddito/lavoro, casa, socialità, conoscenza). E’ questo un modo concreto di costruire modelli di welfare molto più efficaci ed efficienti; è un modo concreto per risparmiare ingentissime risorse economiche, è un modo concreto per ri-orientare risorse improduttive, spesso utilizzate per rinchiudere persone, in opportunità per lo sviluppo dei territori, fondato sull’idea che ogni persona è risorsa.
    Per garantire lo sviluppo di modelli di welfare di comunità strutturalmente intrecciati con forme produttive di economia civile è strategico connettere asset di sviluppo legati alla green economy (per esempio risparmio ed efficientamento energetico, incentivi sulle rinnovabili, differenziazione nella gestione della filiera dei rifiuti, ecc.), alla valorizzazione dei beni ambientali e del patrimonio pubblico inutilizzato (per esempio in ambito turistico, dell’agricoltura biologica e bio-dinamica, ecc.).

    Nella convinzione che lo sviluppo economico sia strettamente correlato alla progressiva costruzione di coesione sociale, all’apertura dei sistemi locali e all’espansione delle libertà dei cittadini più fragili, avendo sperimentato che politiche economico-sociali di comunità orientate a prevenire, a promuovere, a restituire potere e diritti ai cittadini più deboli, uscendo così dalle logiche emergenziali e assistenziali, sono insieme più umane ed economicamente più efficienti, si ritiene decisivo generare policy complesse capaci di potenziare e mettere in correlazione sui territori e nel Paese politiche educative e sistema scolastico, politiche d’accoglienza, politiche di rigenerazione urbana, sistemi produttivi, sistemi di welfare comunitari, politiche culturali e di attrazione di talenti creativi, misure multidimensionali di lotta alle povertà profonde, ricerca, sviluppo e innovazione, le capacità, spesso millenarie, dei nostri territori.

    Gaetano Giunta, segretario generale della Fondazione di Comunità di Messina,

    Andrea Morniroli, Forum Diseguaglianze Diversità

  6. GIMED: esito procedura di selezione verificatore delle spese

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    A seguito della predisposizione della short list di esperti per attività di controllore esterno e verificatore delle spese inerenti al progetto GIMED, e della sua conseguente pubblicazione su questo sito in data 07/04/2020, la Fondazione di Comunità di Messina ha proceduto alla selezione, fra quelli iscritti in short list, di numero 3 Curriculum secondo il criterio di maggiore aderenza ai requisiti previsti dall’Avviso. Alle tre persone selezionate è stato richiesto di inviare un proprio preventivo. Tra i tre preventivi ricevuti è stata quindi selezionata la migliore offerta, secondo il criterio del minor prezzo.

    L’offerta selezionata è risultata essere quella della dott.ssa Isabella Boselli.

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  7. Progetto GIMED – pubblicata short-list verificatore delle spese

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    Nell’ambito del progetto GIMED, realizzato all’interno del Programma di Cooperazione Transfrontaliera ENI CBC MED 2014/2020 e cofinanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) e dallo Strumento Europeo di Vicinato (ENI), la Fondazione di Comunità di Messina O.n.l.u.s., in qualità di partner beneficiario, ha istituito, a seguito di Avviso pubblicato su questo stesso sito, una short list di esperti, da cui attingere con immediatezza, per attività connesse alla realizzazione dell’attività di controllore esterno e verificatore delle spese inerenti al progetto stesso. La lista è disponibile qui.

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  8. Dal Forum Diseguaglianze e AsVis due proposte che integrano il Cura Italia. Contro l’impoverimento da Covid-19

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    La Fondazione di Comunità di Messina e Solidarity and Energy Spa Impresa Sociale aderiscono alle proposte che il Forum Disuguaglianze Diversità e ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile propongono al governo come misure integrative al Decreto Cura Italia. Perché è necessario costruire subito un sostegno immediato al reddito delle persone e delle famiglie per contrastare l’impoverimento docuto alla crisi determinata dalla pandemia in corso e mantenere la coesione sociale e democratica del Paese.
     
    Nell’immediato servono due cose: impedire l’impoverimento delle persone e l’acuirsi delle già elevate disuguaglianze; evitare il collasso produttivo, anche del sistema diffuso di micro-imprenditorialità. La proposta mira a completare in queste due direzioni l’impianto del Decreto, tenendo conto dell’attuale situazione sociale e occupazionale. Lo fa con due proposte di rapida attuazione: l’introduzione del “Sostegno di Emergenza per il Lavoro Autonomo” (SEA) e del “Reddito di Cittadinanza per l’Emergenza” (REM).
    Il SEA e il REM sono misure temporanee ed eccezionali, la cui durata è uniformata a quella delle prestazioni straordinarie per il lavoro dipendente introdotte in seguito al diffondersi della pandemia. Se le Autorità raccogliessero questo contributo, potrebbero dargli corpo, utilizzando le competenze e i dati di cui dispongono.
     
    Il SEA mira a sostituire il bonus una tantum di 600 euro per gli autonomi al fine di sostenere il reddito e tutelare il lavoro. L’importo della misura non è fisso, ma cambia in base alle diverse situazioni: poiché l’obiettivo è di sostenere soprattutto chi è in grave difficoltà, l’ammontare del contributo viene determinato in modo progressivo a seconda delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo. Il SEA punta, inoltre, a mantenere la capacità produttiva del lavoro per cui il suo valore è anche parametrato alla perdita di guadagno (in proporzione al proprio volume abituale di attività), così da supportare in misura maggiore chi subisce più danni.
     
    Il REM utilizza i dispositivi del Reddito di Cittadinanza, che viene esteso ai nuovi richiedenti per la durata del periodo di emergenza. L’obiettivo è costruire subito una diga contro l’impoverimento, raggiungendo tutta la popolazione in condizione di necessità e che non beneficia di altre prestazioni di welfare. Il vantaggio di questa misura (sulla quale, nel periodo di crisi, convergerebbero le nuove domande di Reddito di Cittadinanza) è che rimodula uno strumento già esistente e prevede, per velocizzarne l’attuazione: la riduzione della documentazione necessaria, la semplificazione delle procedure, l’informazione automatica degli aventi diritto, la modifica dei vincoli legati al patrimonio mobiliare e immobiliare, l’allentamento temporaneo delle sanzioni legate alla condizione di lavoro irregolare.
    Per leggere la proposta integrale, clicca qui:
    Per aderire, clicca qui:
     
  9. Sosteniamo il Terzo settore del Mezzogiorno, firmiamo la petizione delle Fondazioni di Comunità del Sud

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    La Fondazione di Comunità di Messina è fra i promotori dell’appello al ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano lanciata dalle Fondazioni di Comunità del Sud riprendendo la proposta avanzata dal presidente della Fondazione Con Il Sud Carlo Borgomeo per sostenere il Terzo settore meridionale.

    La pandemia ha già e nel prossimo futuro avrà un impatto pesante anche sul mondo del Terzo settore che è in prima linea nel supporto alle persone più fragili e nei servizi di assistenza sociale e di prossimità, non di rado colmando lacune e farraginosità del “pubblico”. E questo vale in particolare per le organizzazioni del Terzo settore meridionali nel complesso meno strutturate e con una già precaria situazione finanziaria.
    Il rischio è di perderle e di far saltare un welfare comunitario che faticosamente si sta costruendo e rafforzando al Sud, con una crisi di portata ancora maggiore per tantissime, troppe famiglie e con una dispersione del capitale sociale.

    Di fatto, le misure adottate dal governo non sono sufficienti per il Terzo settore.
    Le dimensioni della crisi suggeriscono interventi più consistenti per sostenere un ambito che svolge un ruolo vitale e decisivo nel nostro paese. Quali? Per esempio, un’operazione straordinaria, mediante la concessione di contributi a fondo perduto a valere sui fondi strutturali da erogare non selezionando progetti, ma alle organizzazioni con consolidata esperienza e radicamento nei territori.

    Potete leggere il testo completo della petizione e firmarla su change. org, cliccando qui:

    https://www.change.org/p/sig-ministro-per-il-sud-e-la-coesione-territoriale-giuseppe-provenzano-sostenere-il-terzo-settore-meridionale-lettera-aperta-al-ministro-giuseppe-provenzano

     

     

  10. Favole, compiti, sfide. E uno spazio di confronto per i genitori. Il Melograno e il Melarancio ci sono. On line

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    Dalle “casette rosse” di Fondo Saccà al web. In questi giorni difficili di “clausura” forzata dovuta all’emergenza sanitaria, le attività del Centrosocio educativo-Il Melarancio, che gestiamo anche con gli amici di Lavoroperazione e Cooperativa Lilium, e di “Tempi per le Famiglie”-il Melograno si trasferiscono on line per rimanere vicini ai bambini e alle famiglie che frequentano i Centri e tenere il filo della relazione che si è creata nel tempo con loro. Il nostro lavoro non si ferma.

    Abbiamo pensato di passare insieme una parte delle giornate sviluppando attività a distanza per rompere l’isolamento e trasformare questo tempo, altrimenti omogeneo, in un’occasione di crescita personale e familiare attraverso la scoperta delle proprie capacità di resilienza e dei propri talenti.

    Siamo quindi su Skype e su gruppi Facebook e whatsApp dedicati: con favole animate, tutorial per fare ricette, dipingere, colorare, “sfide” che bimbi e genitori possono fare insieme e con un supporto per i compiti e lo studio.

    Con un lavoro specifico, inoltre, i genitori verranno affiancati per affrontare al meglio il momento di delicato che stiamo vivendo e per trasformarlo in un’opportunità educativa, con l’obiettivo di fornire loro strumenti per continuare a crescere insieme ai loro bambini.

    Le foto, le memorie, i video, i pensieri, più belli, interessanti o stimolanti verranno condivisi nei gruppi Facebook dedicati e diventeranno occasione di scambio, confronto, riflessione, divertimento fra genitori, bimbi e operatori coinvolti.

    E quando tutto sarà finito, e ci saremo finalmente lasciati alle spalle il Covid-19, faremo una grande festa, tutti insieme. Un festa in cui esporremo le cose più divertenti prodotte “nei giorni del web” e celebreremo i vincitori delle sfide. E soprattutto, torneremo a sorriderci a distanza ravvicinata, e non solo dallo schermo di uno smartphone o di un computer.

    Noi ci siamo. Distanti per forza, ma, come sempre, vicini.

    Il Centrosocioeducativo Il Melarancio è realizzato anche grazie al contributo del progetto Batti Il 5, il Melograno “Tempi per le famiglie” anche grazie al contributo del progetto Ecologia Integrale. Entrambi sono stati selezionati da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.